"SCHEGGE DI MEMORIE 3"

S P A R T A C U S

Sicuramente avrete visto i cartoni animati di Asterix, spartacus assomiglia ad uno dei soldati secchi con un viso allungato, magro, spigoloso, con una mascella molto mobile che mostrano dei denti anche essi mobili. Spartaco  è uno di quei romani che finita quella generazione non ve  ne saranno altri. Nato a Roma in una strada,Vicino piazza Navona famosa per la sua romanità.
Spartacus ha un cuore d'oro, quando qualcuno di noi è in difficoltà è il primo a cercare di aiutarlo, senza farlo sapere.(Che la mano destra non sappia quello che ha fatto la sinistra.),io l'ho sperimentato ufficialmente,per quello che mi riguarda lo proporrei per una medaglia insieme al povero Giuliani alla bontà ho al cuore d'oro. In comitiva  spassoso e tiene sempre pronto in canna: (Paolò Vaffanculo) scusate la licenza ma per mé sono parole di affetto.
Un giorno li stavo seguendo in macchia, avevano deciso di fare Capena Morlupo, erano una diecina tutti stagionati Dina,il Prosciuttaro ,Zio Toto ecc. Ad un tratto del percorso Dina se ne uscì che aveva scoperto una scorciatoia e guidandoli le fece imboccare una strada che non avevano mai fatto. Non vi dico quello che è successo, sono scesi tutti, sembrava una scala senza scalini, dura da morire. Spartaco avendomi vicino si attaccò alla mia macchina, Dina a pochi metri mi gridava: " aspettami" Spartaco di rimando:"vai deve morire dopo quello che ci ha fatto, Zi Toto con la bici ferma in equilibrio sui pedali, che non andavano ne avanti ne in dietro,”era l'armata brancaleone”.

 

 

IL TERZO GRADO A VALLORANI

Avevamo una cena da Gildo Il Cacciatore, un ristorante che tuttora si trova sulla via Boccea, quella sera eravamo una cinquantina, dopo una cena a prova di colesterolo e di fegato e aver bevuto  parecchi bicchieri di vino, ovviamente quello che passava la casa, tra una fetta di prosciutto e l'altra , avevamo messo il Presidente di quella epoca del gruppo sportivo (BRUNO VALLORANI) in mezzo alla sala seduto su una sedia di paglia bassa ed una lampada accecante tipo F:B:I. L'interrogatorio cominciò diretto da Giacopello (ora capo redatore su Bici Sport). Era imperniato su vari rimproveri che venivano contestati al presidente, tra questi nel frenare  coloro che volevano correre: il Coppino era uno di quelli.
Vallorani cercava in tutte le maniere di scoraggiarlo, in gara lo rallentava, in quanto  era come Francesco Moser dei primi tempi, troppo generoso in partenza, nello scoraggiare Rivellino perchè aveva subito un incidente stradale, tutto questo ed altro veniva imputato a Bruno Vallorani , tra da bicchieri di vino rosso e bianco. Tutti in circolo pendevamo dalle labbra del Presidente, nella speranza di carpire i vari perchè.. , però non avevamo calcolato la tenuta alcolica del presidente, rispondeva con mezze frasi che sembravano affermazioni ma non lo erano, mentre  Giacopello intensificava  le domande, ormai si erano fatte le tre di  notte ma non eravamo riusciti a sapere nulla.
Ora che sono passati degli anni posso capire il presidente che per salvaguardare la nostra incolumità paternamente, anche se più giovane, avendo più esperienza di corse, cercava di spegnere i nostri bollori di vittoria, ciclisticamente parlando.

 

 

LA CORSA A S.MARIA DELLA PIETA

La mia prima corsa,da cicloamatore, fù come ricevere la patente da matto, la corsa era stata organizzata da Peppe Pizzi, mi direte chi era il Pizzi, bene era l’economo del manicomio di S.Maria della Pieta.  Tutti gli anni venivano stanziati pochi soldini per divertire gli internati, Peppe aveva per questo organizzato la gara, era tutta una comica, pensate avevamo pure a disposizione un’autoambulanza attrezzata di ossigeno e tutto quello che serviva per la rianimazione. Dovevamo  fare 20 giri dell’anello interno  al comprensorio (che parola difficile).
Data la partenza cominciò la corsa, ci seguiva la Fiat 500 del  Vallorani, fungeva anche oltre che da giudice, anche da direttore di gara, rammento che quel giorno gli internati quelli non violenti erano stati fatti uscire e ci incitavano con secchi di acqua e botte che dovevano sembrare  spinte, rammento che mentre mi trovavo nelle ultime posizioni un di loro da una gabbia esterna mi gridava a squarcia gola:" cori cori che te sciupi" io di rimando."esci che tu non sei malato",aveva ragione ero proprio grassoccio. Al termine della gara, sopraggiunse a sirene spiegate l’ ambulanza e gli infermieri con barella in mano, presero il primo arrivato e lo portarono via.
La cosa più simpatica della giornata fu la premiazione  , oltre allo sfottò che mi dovetti sorbire,per essere arrivato fra gli ultimi, ricevetti un pacco dono, che era composto da un formaggino,un salamino,mezzo litro di vino e per finire e chiudere in bellezza un panettoncino.

 

LA BOMBA ..... ATTENTATO CON GAS BIOLOGICO

 Quella mattina avevamo deciso,noi del gruppo dei "morti", il giro di S. Maria di Galeria, per chi non lo sapesse il giro comprende  l'Aurelia fino al bivio di Fregene,poi si gira a destra verso la  braccianese ed è qui che si trova la famosa salita di S:Maria di  Galeria. Il gruppetto era formato ovviamente da quelli che si chiamavano i "mejo" ( per la loro intelligenza nel risparmiare le forse  ormai residue), il gruppetto era formato da una decina di corridori ( un modo di dire), l'andatura era talmente elevata che la fatica anziché sentirla sulle gambe si sentiva sulle braccia ,per lo sforzo nel tenere il mezzo in equilibrio . Si era formato una fila di tre pedalatori, nella prima fila nel centro si trovava il famigerato Dina, mentre ero concentrato nelle ultime posizioni si senti un rombo di  tuono, era cosi basso di frequenza che sembrava una vera scoreggia. Vidi il gruppo che si apriva da dietro a Dina e formava un vuoto a coda di rondine, non capivo il significato, ad un tratto mi raggiunse un vento caldo con una puzza pestilenziale, Il Dina girando la testa, ingenuamente disse:" Scusate ma ieri ho mangiato i facioli ( fagioli per chi non è Romano".
Dietro navigava mezzo intontito dai gas venefici il Poniciappi e con l'ultimo barlume di lucidità di rimando gli rispose:" a me mesà che invece de avé magnato li facioli nun te sei accorto che erano dei sorci morti".

 

Paolo Germani

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