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S P A R T A C U S
Sicuramente avrete visto i cartoni animati di Asterix, spartacus
assomiglia ad uno dei soldati secchi con un viso allungato, magro,
spigoloso, con una mascella molto mobile che mostrano dei denti anche
essi mobili. Spartaco è uno di quei romani che finita quella
generazione non ve ne saranno altri. Nato a Roma in una
strada,Vicino piazza Navona famosa per la sua romanità.
Spartacus ha un cuore d'oro, quando qualcuno di noi è in difficoltà è il
primo a cercare di aiutarlo, senza farlo sapere.(Che la mano destra non
sappia quello che ha fatto la sinistra.),io l'ho sperimentato
ufficialmente,per quello che mi riguarda lo proporrei per una medaglia
insieme al povero Giuliani alla bontà ho al cuore d'oro. In comitiva
spassoso e tiene sempre pronto in canna: (Paolò Vaffanculo) scusate la
licenza ma per mé sono parole di affetto.
Un giorno li stavo seguendo in macchia, avevano deciso di fare Capena
Morlupo, erano una diecina tutti stagionati Dina,il Prosciuttaro ,Zio
Toto ecc. Ad un tratto del percorso Dina se ne uscì che aveva scoperto
una scorciatoia e guidandoli le fece imboccare una strada che non
avevano mai fatto. Non vi dico quello che è successo, sono scesi tutti,
sembrava una scala senza scalini, dura da morire. Spartaco avendomi
vicino si attaccò alla mia macchina, Dina a pochi metri mi gridava: "
aspettami" Spartaco di rimando:"vai deve morire dopo quello che ci ha
fatto, Zi Toto con la bici ferma in equilibrio sui pedali, che non
andavano ne avanti ne in dietro,”era l'armata brancaleone”.
IL TERZO GRADO A VALLORANI
Avevamo una cena da Gildo Il Cacciatore, un ristorante che tuttora si
trova sulla via Boccea, quella sera eravamo una cinquantina, dopo una
cena a prova di colesterolo e di fegato e aver bevuto parecchi
bicchieri di vino, ovviamente quello che passava la casa, tra una fetta
di prosciutto e l'altra , avevamo messo il Presidente di quella epoca
del gruppo sportivo (BRUNO VALLORANI) in mezzo alla sala seduto su una
sedia di paglia bassa ed una lampada accecante tipo F:B:I.
L'interrogatorio cominciò diretto da Giacopello (ora capo redatore su
Bici Sport). Era imperniato su vari rimproveri che venivano contestati
al presidente, tra questi nel frenare coloro che volevano correre:
il Coppino era uno di quelli.
Vallorani cercava in tutte le maniere di scoraggiarlo, in gara lo
rallentava, in quanto era come Francesco Moser dei primi tempi,
troppo generoso in partenza, nello scoraggiare Rivellino perchè aveva
subito un incidente stradale, tutto questo ed altro veniva imputato a
Bruno Vallorani , tra da bicchieri di vino rosso e bianco. Tutti in
circolo pendevamo dalle labbra del Presidente, nella speranza di carpire
i vari perchè.. , però non avevamo calcolato la tenuta alcolica del
presidente, rispondeva con mezze frasi che sembravano affermazioni ma
non lo erano, mentre Giacopello intensificava le domande, ormai
si erano fatte le tre di notte ma non eravamo riusciti a sapere
nulla.
Ora che sono passati degli anni posso capire il presidente che per
salvaguardare la nostra incolumità paternamente, anche se più giovane,
avendo più esperienza di corse, cercava di spegnere i nostri bollori di
vittoria, ciclisticamente parlando.
LA CORSA A S.MARIA DELLA PIETA
La mia prima corsa,da cicloamatore, fù come ricevere la patente da
matto, la corsa era stata organizzata da Peppe Pizzi, mi direte chi era
il Pizzi, bene era l’economo del manicomio di S.Maria della Pieta.
Tutti gli anni venivano stanziati pochi soldini per divertire gli
internati, Peppe aveva per questo organizzato la gara, era tutta una
comica, pensate avevamo pure a disposizione un’autoambulanza attrezzata
di ossigeno e tutto quello che serviva per la rianimazione. Dovevamo
fare 20 giri dell’anello interno al comprensorio (che parola
difficile).
Data la partenza cominciò la corsa, ci seguiva la Fiat 500 del
Vallorani, fungeva anche oltre che da giudice, anche da direttore di
gara, rammento che quel giorno gli internati quelli non violenti erano
stati fatti uscire e ci incitavano con secchi di acqua e botte che
dovevano sembrare spinte, rammento che mentre mi trovavo nelle
ultime posizioni un di loro da una gabbia esterna mi gridava a squarcia
gola:" cori cori che te sciupi" io di rimando."esci che tu non sei
malato",aveva ragione ero proprio grassoccio. Al termine della gara,
sopraggiunse a sirene spiegate l’ ambulanza e gli infermieri con barella
in mano, presero il primo arrivato e lo portarono via.
La cosa più simpatica della giornata fu la premiazione , oltre
allo sfottò che mi dovetti sorbire,per essere arrivato fra gli ultimi,
ricevetti un pacco dono, che era composto da un formaggino,un
salamino,mezzo litro di vino e per finire e chiudere in bellezza un
panettoncino.
LA BOMBA ..... ATTENTATO CON GAS BIOLOGICO
Quella mattina avevamo deciso,noi del gruppo dei "morti", il giro di S.
Maria di Galeria, per chi non lo sapesse il giro comprende
l'Aurelia fino al bivio di Fregene,poi si gira a destra verso la
braccianese ed è qui che si trova la famosa salita di S:Maria di
Galeria. Il gruppetto era formato ovviamente da quelli che si chiamavano
i "mejo" ( per la loro intelligenza nel risparmiare le forse ormai
residue), il gruppetto era formato da una decina di corridori ( un modo
di dire), l'andatura era talmente elevata che la fatica anziché sentirla
sulle gambe si sentiva sulle braccia ,per lo sforzo nel tenere il mezzo
in equilibrio . Si era formato una fila di tre pedalatori, nella prima
fila nel centro si trovava il famigerato Dina, mentre ero concentrato
nelle ultime posizioni si senti un rombo di tuono, era cosi basso
di frequenza che sembrava una vera scoreggia. Vidi il gruppo che si
apriva da dietro a Dina e formava un vuoto a coda di rondine, non capivo
il significato, ad un tratto mi raggiunse un vento caldo con una puzza
pestilenziale, Il Dina girando la testa, ingenuamente disse:" Scusate ma
ieri ho mangiato i facioli ( fagioli per chi non è Romano".
Dietro navigava mezzo intontito dai gas venefici il Poniciappi e con
l'ultimo barlume di lucidità di rimando gli rispose:" a me mesà che
invece de avé magnato li facioli nun te sei accorto che erano dei sorci
morti".
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